Tutto il mondo nella Lega Pro

Trentasei nazioni, quattro continenti rappresentati. C’è quasi tutto il Vecchio Continente, anche quello che una volta stava dall’altra parte del Muro, e l’America, quella che balla a ritmo di samba e tango (37 i brasiliani, uno in più degli ar­gentini), certo, ma anche quel­la a nord del­l’Equatore, for­mato stelle e strisce, vedi Gabriel Enzo Ferrari, attac­cante del Foggia, nome e cognome che più made in Italy non si può ma un bel New York stampato sul passa­porto che dilata i confini della vec­chia Serie C. E poi, ovvio, l’Africa, perché nel continente nero, non ne­cessariamente alla falde del Kiliman­jaro, c’è un popolo di giovani calciato­ri che aspettano solo l’occasione giu­sta per confrontarsi con il vero cal­cio, quello europeo. E’ qui che i club di A e B continuano da tempo a pe­scare giovani talenti da far maturare nei propri vivai e, c’è da scommetter­ci, è qui che i club di Lega Pro più ambiziosi cercheranno di piazzare il colpo giusto per assicurarsi i campio­ni di domani. Anche perché i costi so­no decisamente più bassi rispetto al mercato dei comunitari. Europa, America, Africa, dunque. Ma c’è an­che un australiano, Adrian Madaschi del Portogruaro: quattro continenti su cinque, praticamente una Lega Pro mondiale, aspettando che insie­me al blocco degli extracomu­nitari cada anche l'ultima frontiera, quella asiatica.
LA CARICA DEI 163
- Dall’Ales­sandria al Vico Equense, sono ben 70 su 90 le società di Pri­ma e Seconda Divisione che fi­nora hanno schierato in cam­pionato almeno un giocatore non italiano. In tutto, gli stra­nieri che hanno marcato il tabellino almeno una volta sono ben 163. Il nu­mero è in calo: un anno fa, a fine sta­gione, furono addirittura 245. Questa contrazione è legata essenzialmente a due fattori: primo, la riduzione del numero dei giocatori nelle rose; se­condo, un consistente turn over a li­vello societario dettato dalle esclusio­ni e dai ripescaggi.
Cala il numero degli stranieri, ma la Lega Pro allarga sempre più i propri confini: dalla Bulgaria alla Svezia, dal Congo al Senegal, dalla Nigeria al Ca­merun, dall’Uzbekistan al Cile, dalla Grecia agli Stati Uniti, passando per Repubblica Dominicana, Paraguay,Uruguay, Burkina Faso, Costa D’Avo­rio, Romania, Albania e Bosnia.
LE STRATEGIE
- Meno stranieri, mag­gior selezione. Cioè più qualità. C’è chi si affida a giocatori esperti, da tempo in Italia, come l’inossidabile La Grotteria ( Bassano) o il solito Myrtaj, due gol all’attivo col Sorren­to. O chi punta su giovani in arrivo di­rettamente dalla Serie A: a Taranto, ad esempio, è arrivato Lucas Correa, centrocampista argentino della Lazio, 2 gol in 5 partite; il Monza ( record con 7 stranieri utilizzati) s’è invece ispirato al Milan olandese, visto che il patron Clarence Seedorf ha fatto arri­vare Chedric e Stefano, suo fratello e suo cugino, più il portiere Wester­veld. C’è chi ha costruito un blocco unico: il Benevento (che in passato ha avuto anche un nazionale del Togo, Tchangai, e che aspetta di far debut­tare Agyriba, “coloured” francese già campione d’Italia Berretti) ha solo ar­gentini, Landaida, Cejas e Bueno. Prevale, però, il modello multietnico: il Cassino tiene insieme un argentino, un romeno, un ivoriano e un maroc­chino (Mezgour, 4 gol in 9 partite). Il veterano è Fernando Galetti, classe ‘72, attaccante argentino del Brindisi. Il più giovane (per ora) è il bulgaro Radoslav Kirilov, classe '92, attaccan­te del Rimini, nazionale Under 17: ha debuttato a Taranto il 6 settembre.

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Assist Rossoneri

2 | Davide Colomba
2 | Gabriel Enzo Ferrari
1 | Nunzio Di Roberto
1 | Nicola Mancino
1 | Mario Antonio Salgado