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Il nuovo modulo compatta il Foggia

La prima vittoria stagionale allo Zaccheria ha un’importanza speciale. E non solo perchè Tony D’Amico e i suoi compagni di gruppo sono finalmente riu­sciti a rompere il ghiaccio, mai così tanto atteso dal po­polo rossonero. O perchè con i tre punti conquistati contro il Rimini, il Foggia ha abban­donato l’ultima posizione balzando alla quint’ultima. La prima vittoria interna ha un sapore speciale soprattut­to per il modo totalmente nuovo con cui la squadra l’ha cercata e costruita. Non ha mai sofferto. E’ stata ordina­ta. Equilibrata. Grintosa al punto giusto. Ha sfruttato con mestiere e furbizia le oc­casioni- gol. Ha rischiato solo una volta su calcio piazzato. Questo l’ importante quadro venuto fuori dalla gara col Rimini. Un quadro che ades­so fa guardare all’obiettivo­salvezza con maggior fiducia e la necessaria tranquillità.
Dunque, a furia di prende­re scoppole (19 gol e peggior difesa con quella del Poten­za) Porta e Pecchia si sono decisi a ridisegnare il modu­lo di gioco, passando dal 4-2­3-1 al 4-4-2 che, in termini numerici, dice poco o nulla ma vuol dire molto. Da qui il radicale cambiamento. Faci­litato anche dagli arrivi di elementi di spessore come il
difensore centrale Goretti e i terzini Carbone e Micco che non solo hanno irrobustito quello che era il reparto più vulnerabile ma hanno dato sicurezza a tutta la squadra. Per esempio, domenica capi­tan D’Amico non è andato in debito d’ossigeno nella ripre­sa come succedeva spesso nel vecchio schema quando doveva correre per sè e per gli altri. Il capitano, nel cen­trocampo a quattro, ha potu­to esprimere il meglio di sè. Come pure Mancino, molto utile in fase di copertura. Mentre Salgado ha potuto spaziare meglio in attacco.
«
Non è tanto una questio­ne di modulo - ha ribattuto Porta a fine gara - ma di con­dizione fisica e mentale dei singoli. Se i ragazzi sono in salute si vede. La squadra sta bene. I primi significati segnali di crescita si erano già visti col Taranto. Col Ri­mini abbiamo dimostrato di essere una squadra viva. Questo primo successo in ca­sa è una svolta per il futuro».

Nel calcio, si sa, non c’è controprova, ma un dubbio un po’ tutti ce l’hanno: il Fog­gia avrebbe gli stessi punti e la peggior difesa se Porta e Pecchia avessero optato per il 4-4-2 fin dall’inizio? Una cosa è certa: con il Rimini, Bindi non ha preso gol e una sola volta è ha rischiato di prenderlo. In compenso la squadra ne ha fatti tre...

 

Porta e Pecchia orientati verso il 4-4-2

Porta e Pecchia abbandonano il 4-2-3-1 e decidono di abbracciare un nuovo modulo tattico, più semplice e probabilmente anche più efficace per gli uomini che si hanno a disposizione, e cioè il 4-4-2. Ieri le prove generali nell’amiche - vole a ranghi misti giocata allo Zaccheria e non sul campo di Ordona.
Lo staff tecnico ha provato anche l’undici che dovrebbe affrontare il Rimini, con qualche novità sostanziale: Bindi tra i pali, Carbone e Micco come esterni difensivi, Goretti centrale con Cuomo (ecco la prima novità) al posto di Burzigotti. Centrocampo a quattro con D’Amico e Trezzi in mezzo (quest’ultimo con compiti di regista) e Mancino e Di Roberto (al rientro) sulle fasce. In attacco la coppia Ferrari (anche lui al rientro) Salgado. Se non ci saranno colpi di scena, a cominciare dagli infortuni, questo potrebbe essere il Foggia base per le prossime gare, fermo restando che ai box sono pronti a fare la loro parte Velardi, lo stesso Burzigotti, Mattioli, il neo acquisto Carraccio. All’allenamento di ieri hanno partecipato tutti tranne il centrocampista Colomba (in cura a Bologna) e D´Agostino (persistenti problemi alla schiena). Hanno lavorato a parte Quadrini e Compierchio che potrebbero tuttavia essere pronti per la sfida contro il Rimini.
TRAGEDIA DI VIALE GIOTTO -Ricorrendo nei prossimi giorni il decennale della tragedia di viale Giotto che costò la vita a 67 persone, l´U.S. Foggia ha deciso che in segno di solidarietà per le famiglie delle vittime, in occasione della gara di campionato con il Rimini in programma domenica scenderà in campo indossando la maglia ufficiale da gara recante la dicitura: "Per non dimenticare - 11.11.99 - 11.11.09".
«Si tratta di un piccolo gesto dal profondo significato che, se da un lato intende commemorare chi non c´è più, dall´altro vuole scuotere le coscienze di quanti in tutti questi anni avrebbero dovuto dare delle risposte a questa tragedia», viene spiegato in una nota della società rossonera.

 

Il Foggia ridisegna il modulo di gioco

Un paio di chances Porta e Pec­chia se le sono già giocate e, pur perdendole (quattro sconfitte di fila), sono rimasti al lo­ro posto perché gli otto soci avevano negato all’Amministratore unico Gianni Francavilla i soldi necessari per ingaggiare Camplone. Ma col Foggia precipitato all’ultimo posto do­po la sconfitta subìta a Potenza, Capobianco & Co. non possono più sottovalutare il rischio di retrocessione. Dunque, se sarà necessa­rio, dovranno mettere una mano al portafo­gli, così come hanno già fatto ingaggiando i difensori Carbone e Micco per tamponare la difesa colabrodo che, con 19 reti al passivo, è la peggiore del campionato.
Per i due tecnici rossoneri quella col Rimi­ni potrebbe essere davvero l’ultima spiaggia. O vincono e cambiano direzione di marcia oppure il benservito sarà inevitabile. Quan­tomeno per dare una scossa alla squadra che nelle cinque partite fin qui giocate allo Zac­cheria ha racimolato la miseria di 3 pareggi e rimediato due sonore scoppole. Porta e Pecchia sono innamorati di un modulo (4-2­3-1) piuttosto sbilanciato che, in base al dna dei giocatori in organico, ha prodotto solo danni. E allora avrebbero deciso di ridise­gnare lo schema tattico che meglio si addice alle caratteristiche della rosa a loro disposi­zione. Un 4-4-2 che dovrebbe garantire una maggiore protezione alla difesa.
Fermo restando i quattro davanti a Bindi (Carbone e Micco terzini con Burzigotti e Go­retti centrali), a centrocampo i mediani Ve­lardi e D’Amico non saranno più in inferiori­tà numerica nei confronti dei dirimpettai av­versari. Avranno invece due sostegni latera­li: Di Roberto a destra e Quadrini a sinistra con compiti di coprire di più in fase di ripie­gamento. In attacco il recuperato Ferrari al centro e Salgado libero di spaziare sull’inte­ro fronte per sfruttare meglio la sua classe.

   

Foggia, passo indietro

Chi credeva che all’insperata vittoria di Reggio Emilia il Foggia del duo Porta-Pecchia dome­nica facesse seguire un’altra prova positiva a Poten­za, è puntualmente rimasto deluso. Già. Fidarsi di questa squadra messa su dal responsabile dell’area tecnica Filippo Fusco è come credere a una zingara. Perché la tanto attesa svolta non c’è stata.
Anzi, un passo avanti e tre indietro, peggio del gambero che ne fa due. E sconfitta dopo sconfitta il Foggia si è scavato la fossa all’ultimo posto, anche se dentro gli fanno compagnia Marcianise, Andria e Po­tenza.
Preoccupato e triste, il popolo rossonero. E si ca­pisce. A Porta e Pecchia (mancano i soldi per paga­re un altro allenatore, altrimenti l’amministratore unico Gianni Francavilla li avrebbe già esonerati al termine della sconfitta col Marcianise) non sono ba­stati quattro mesi per dare alla squadra un gioco e una identità. Tutto è approssimativo. Un optional l’organizzazione tattica. Scarsa la qualità della rosa. Discutibile il modulo (4-2-3-1), poco adattabile alle caratteristiche di quasi tutti i giocatori in organico. Si spiegano così la mancanza di gioco e di idee, le fi­gure rimediati contro avversari modesti, la fragilità della difesa che con 19 reti al passivo è la peggiore del campionato.
La classifica è lo specchio fedele di questa squadra a cui non sono bastati Carbone e Micco in difesa per risolvere tutti i problemi. Per non rischiare la retro­cessione, al Foggia servirebbero due uomini a cen­trocampo (un incontrista e un regista) e un centra­vanti d’esperienza in grado di garantire almeno die­ci gol. L’argentino Franco Caraccio (in attesa di tran­sfert) rappresenta una incognita essendo un ragaz­zo che di gol non ne ha mai fatti. Né Salgado, che prima punta non è, può inventarsi tre gol a domeni­ca come a Reggio Emilia: giocherebbe nel Real Ma­drid.
I tifosi guardano la classifica e la loro mente va in­dietro di undici anni. E rivedono gli spettri maligni della retrocessione. E’ stata quella l’ultima volta che il Foggia - a campionato in corso - ha fatto da fanali­no di coda alla classifica. Era la stagione di C1 98/99. Alla fine, però, i rossoneri tolti a Mancàno e affidati a Brini riuscirono a passare il fanalino rosso all’Aci­reale e da penultimi affrontarono ai play out l’Anco­na che perdendo e vincendo per 1-0 condannò il Fog­gia alla C2! Per fortuna c’è tempo per rivedere orga­nico e panchina, sempre se gli otto soci riescono a trovare un compratore alle loro condizioni.

 

Foggia ultimo, il piatto «piange»

Ultimi, sia pur in condominio con Andria, Potenza e Marcianise. Non accadeva da dieci anni, campionato 98/99 che si concluse con la retrocessione dalla serie C1 alla C2. Nove punti in classifica, dieci effettivi per via della penalizzazione (il Foggia conta di recuperare quel punto in appello) dopo undici giornate. Un bilancio magro, deludente quello firmato dal «tandem» Porta-Pecchia. Un passo da retrocessione più che da campionato dignitoso, pur avendo il Foggia una squadra tecnicamente non proprio da ultimo posto. Anzi.
Il cammino dei rossoneri è stato disastroso in casa, con appena tre punti per altrettanti pareggi in cinque partite: tre 0-0 con Giulianova, Lanciano e Taranto, due sconfitte interne contro Ravenna (1-2) e Real Marcianise (1-3). A parte Taranto e Ravenna, si sono regalati punti a dirette avversarie nella
lotta per non retrocedere. Appena due i gol segnati, ben cinque quelli subiti.
Il ruolino di marcia è più positivo in trasferta con sette punti conquistati in sei partite: vittorie esterne ad Andria (1-0) e Reggio Emilia (4-3), un pareggio sul campo della capolista Verona (0-0) e poi tre sconfitte con Cosenza (4-0), Ternana (4-1) e Potenza (2-1). Sette i gol
segnati e ben tredici quelli subiti. Insomma, in undici partite due vittorie, quattro pareggi e cinque sconfitte, 9 gol segnati e 18 subiti. I numeri non vanno interpretati, sono lì che spiegano una situazione che va corretta prima che sia troppo tardi.
Che cosa fare? Dopo la disfatta contro il Marcianise lo staff tecnico aveva
rimesso il mandato alla società. I due tecnici sono stati confermati anche dopo la sconfitta di Cosenza perché - hanno pensato in società - era opportuno dare una chances a Porta e Pecchia con un organico potenziato dall’arrivo di Micco, Carbone e da Carraccio. Nelle tre partite giocate con un organico come dire di maggior tasso tecnico, il Foggia ha fatto quattro punti (una vittoria, un pareggio ed una sconfitta). Non sarebbe un bilancio negativo se di mezzo non ci fosse appunto la sconfitta di Potenza, contro l’ultima in classifica e contro una squadra che era largamente alla portata del Foggia. Questo significa che occorre rivedere qualcosa.
Oggi alla ripresa degli allenamenti non è escluso che possa esserci qualche «faccia a faccia» tra quel che resta della società, lo staff tecnico e gli stessi giocatori, per cercare di uscire fuori dal tunnel, anche se il prossimo avversario si chiama Rimini.

   

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Assist Rossoneri

2 | Davide Colomba
2 | Gabriel Enzo Ferrari
1 | Nunzio Di Roberto
1 | Nicola Mancino
1 | Mario Antonio Salgado